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Ti prendo e ti porto via.. Da questo paese orrendo.

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Ti prendo e ti porto via - di Niccolò Ammaniti

La scrittura di Niccolò Ammaniti non è solo fosca e truculenta, la raccapricciante constatazione è che l’Italia che ritrae è assolutamente vera.. Non avevo letto “Ti prendo e ti porto via”, l’ho ricevuto in regalo questo Natale e per qualche giorno l’ho parcheggiato sul comodino in attesa dello stato d’animo adatto alla lettura..

Nel retrobottega di una bassa Maremma di cui siamo abituati a vedere solo le bellezze guardando ad ovest, c’è Ischiano Scalo, un paese squallido dove il mare c’è ma non si vede, infestato da feroci zanzare, flagellato da inverni polari ed estati appiccicose, dove quando ci sei arrivato non sei arrivato da nessuna parte e, dopo che il tuo sguardo si è brevemente soffermato sulla umanità che lo popola, non vedi l’ora di scappare via..

Il dodicenne Pietro Moroni apprende dai quadri affissi a scuola la fatale notizia della sua bocciatura, è frastornato e schiacciato dall’enormità della cosa, viene sbeffeggiato dai maligni compagni di classe e persino dal laido bidello Italo, solo la sua compagna di classe Gloria Celani, di cui è segretamente innamorato, cerca di sostenerlo nella sventura..

Eppure Pietro è uno studente se non particolarmente brllante, non certo scadente.. Come si è arrivati a questo..?

La storia ricomincia in flashback a partire da sei mesi prima, Pietro Moroni è un ragazzo timido ed introverso con un padre pastore, alcolizzato e violento, una madre succube e perennemente imbottita di psicofarmaci ed un fratello maggiore, Mimmo, anche lui pastore che si atteggia a metallaro affascinato dal look borchiato pur detestando intimamente la musica heavy metal. Pietro Moroni ha due passioni, la biologia e Gloria Celani di cui è amico sin dall’infanzia..

Gloria è figlia di un direttore di banca, vive in una bella villa sulla collina, è viziata ma intellingente, ribelle e furastica fino al punto di fare a pugni coi ragazzi, una piccola stronza che sa di poterselo permettere.. Con Pietro, la cui madre era domestica a villa Celani, ha un rapporto speciale, i due ragazzi crescono insieme ma mentre Pietro è innamorato di Gloria, lei non sembra porsi il problema..

Graziano Biglia è uno che ha sbagliato tutto, un eterno adolescente che da Ischiano Scalo è partito per vagare senza una meta ben definita tra Riccione ed altri luoghi di movida eorotico-tossica, mietendo stuoli di conquiste femminili e tirando coca come un formichiere fino all’incontro con l’isterica cubista Erica Trettel, di cui crede di innamorarsi al punto di voler ritornare ad Ischiano Scalo per mettere su famiglia con annessa jeanseria country.

Flora Palmieri è una prof di italiano, insegna nella scuola media di Ischiano Scalo frequentata da Pietro e Gloria, ha 32 anni ed è una donna sola la cui vita è condizionata dalla presenza dell’anziana madre totalmente invalida oltre che dalle sue paure che le impediscono di rapportarsi con gli altri.. Flora è solitaria, il paese la tiene alla larga come un corpo estraneo tacciandola anche di essere una iettatrice ed anche a scuola le cose non sembrano andare meglio visto che Flora si è attirata l’immotivato odio di alcuni teppistelli della classe di Pietro.

Federico Pierini è il bullo della scuola, un quattordicenne ripetente, violento e somaro ma con una spiccata capacità di leadership che esercita su una piccola banda di accoliti che lo seguono in qualunque malefatta.. Federico cova un odio sordo verso la professoressa Palmieri che non manca di manifestare sia in classe che con veri atti di teppismo come il taglio delle gomme della Y10 di Flora..

Il microcosmo che Ammaniti dipinge è decisamente distopico ma riflette la nostra società dove i giusti soccombono mentre le carogne e i mediocri continuano imperterriti la loro strada.. Un libro da leggere senza aspettarsi un lieto fine che non c’è ma che fa riflettere su quanto poco sia rimasto di buono sia rimasto nella nostra società e su come accettiamo supinamente che il mondo vada alla rovescia..

Forse non rimane che essere portati via, anche a forza, da una palude vischiosa in cui non si riesce a fare un passo senza affondare mentre gli esseri abituati alla melma ci sguazzano bene.. E’ amaro vedere come il pessimismo feroce di Ammaniti sia talmente reale da avvolgerci tutti sotto un mantello grigio che ci nega la speranza..

Sta ad ognuno di noi trovare dentro di se qualcosa di positivo e magari averne anche un pezzettino in più da trasmettere agli altri..

Se volete leggerlo lo trovate su Amazon: “Ti prendo e ti porto via”

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Scritto da newmediologo

luglio 4th, 2012 at 10:53 am

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