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Acqua Minerale un bene pubblico per fortune private

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Acqua Minerale

L’Italia è tra i paesi al mondo in cui si consuma più acqua minerale in assoluto, a seconda delle varie classifiche si aggira sempre nei primi tre posti e se la batte con Emirati Arabi Uniti e Messico.. Se è facile capire perché negli EAU o in Messico si consumi molta acqua minerale, questo non è altrettanto comprensibile per l’Italia dove le acque pubbliche sono abbondanti e, con poche eccezioni, di ottima qualità, l’Italia è poi il maggiore al mondo di acqua minerale e questo è uno degli aspetti che più lascia interdetti per le modalità con cui questo settore viene gestito.

In tempi recenti il concetto di “acqua pubblica=bene comune” è salito prepotentemente alla ribalta dell’opinione pubblica diventando un tema di grande attualità fino ad arrivare al referendum del 12 Giugno 2011 che ha stabilito il servizio idrico integrato è erogato nel pubblico interesse anche nel caso in cui venga dato in gestione a privati, si riafferma in sostanza che l’acqua ha natura di bene pubblico e e deve essere dato accesso universale al suo utilizzo senza che qualcuno possa lucrarci sopra.

Anche le acque minerali sono pubbliche in quanto le falde acquifere sono patrimonio pubblico ma queste, a differenza della comune acqua potabile possono essere date in concessione esclusiva a privati che hanno però l’obbligo di mantenere un accesso pubblico e gratuito come avviene nei pressi di tutti gli stabilimenti di produzione che hanno in genere all’esterno un’area in cui si può prelevare gratuitamente la stessa acqua minerale che viene poi imbottigliata.

Se bere o meno acqua minerale è una scelta individuale spesso condizionata dalla pubblicità martellante che attribuisce qualità quasi miracolose ad alcune acque in bottiglia unitamente a maggiore purezza, sicurezza e salubrità, quello che non si comprende sono i parametri con cui gli enti locali gestiscono l’aspetto finanziario delle concessioni.

Il mercato delle acque minerali è molto remunerativo per i produttori  ma non lo è affatto per gli enti locali che concedono i diritti di sfruttamento delle sorgenti a fronte di canoni irrisori che rendono poco o nulla rispetto agli enormi guadagni dei produttori. La Regione Veneto, ad esempio, richiede ai produttori per il triennio 2010-2012 un canone di soli Eur. 2,5 per 1000 litri di acqua imbottigliata che frutteranno al produttore una cifra variabile tra Eur. 500 e 700.. Il tutto sembra davvero un pessimo affare per la casse pubbliche.

Si è tanto strepitato a favore dell’acqua pubblica ma pochi hanno posto questo problema, tralasciando per brevità gli aspetti relativi al trasporto, all’impatto ambientale, allo smaltimento delle bottiglie e a tutto quanto ruota intorno al mercato dell’acqua minerale senza scordarci però che le concessioni per sfruttamento di una sorgente sono assegnate in via esclusiva ad un singolo produttore, ovvero non possono esserci due bottiglie con marchi diversi che contengano la stessa acqua.

In tempi di crisi la Pubblica Amministrazione non dovrebbe badare solo a tagliare le spese ma anche trarre il giusto guadagno dalle sue risorse, cosa che non avviene affatto nel caso delle acque minerali vista l’enorme sproporzione tra gli introiti dei concedenti e quelli dei concessionari, i canoni di concessione devono essere rivisti al rialzo per evitare di regalare una risorsa pubblica ad industriali che ne ricavano un profitto enorme con una doppia sottrazione alla comunità, prima con l’acquisizione della materia a prezzi ridicoli e poi rivendendo il prodotto finito a gente che potrebbe benissimo fare a meno..

Tutti o quasi possiamo bere l’acqua del rubinetto oppure possiamo andare a riempire le bottiglie nei pressi di uno stabilimento di produzione e riappropriarci in parte di una preziosa risorsa pubblica che natura ha generosamente messo a disposizione del nostro paese..

Lettura consigliata: Qualcuno vuole darcela a bere. Acqua Minerale, uno scandalo sommerso – di Giuseppe Altamore

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Scritto da newmediologo

luglio 2nd, 2012 at 12:51 pm

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