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iPad, la rivoluzione sottile

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Tanto tempo fa i romani usavano la “tabula”, una tavoletta ricoperta di cera su cui scrivere con lo stilo per poi cancellare a piacere facendo “tabula rasa” e cominciare da capo. La tabula ed il suo uso erano semplici, l’importante era avere idee e contenuti da imprimere nella cera, non erano richieste conoscenze da amanuensi per tramandare ai posteri il proprio scibile.

 

 

Da allora sino ad oggi molto è cambiato ma la sostanza è rimasta sempre quella: utilizzare mezzi diversi per esprimersi nella poliedrica gamma delle attività umane. La diffusione degli strumenti informatici a livello di massa ha dato un gran contributo rendendo attività prima riservate pochi, accessibili a tutti, o quasi… Si, quasi a tutti perché di mezzo c’era sempre l’informatica con tutte le conoscenze necessarie a potersene servire in scioltezza, computer, sistemi operativi, configurazioni, programmi, files, cartelle e tutto un mondo da digerire prima di potersi dedicare in santa pace alla scoperta di quello che l’universo digitale aveva da offrire.

Poi da chi ha sempre pervicacemente perseguito la missione di rendere semplice il futuro è arrivata una rivoluzione sottile nella veste di iPad, una tavoletta sapiente e multiforme che apre la galassia digitale anche a chi di informatica non riesce a sentir parlare senza provare un certo fastidio allo stomaco, Steve Jobs cambia il mondo in maniera copernicana mettendo, una volta di più, l’utente al centro di un sistema sempre più libero da bagagli ingombranti ormai obsoleti di cui era ora di fare davvero tabula rasa, non più con lo stilo (nella maggior parte dei casi.) ma solo con la punta delle dita.

La rivoluzione sottile è tanto potente da scatenare una corsa per l’adeguamento al suo standard da parte di editori, di servizi web, di giornali e di tutti quelli che hanno qualcosa da offrire e da comunicare, tutti a bordo della tavoletta perché il futuro è adesso e per esserci e comunicare non serve più parlare un linguaggio iniziatico, basta sfiorarsi con la punta delle dita.

Oggi già milioni di dita, più o meno pulite, sfiorano lo schermo della tavoletta per leggere, per giocare, per lavorare o per divertirsi, per gestire e gesticolare, per esplorare e navigare, tutto con una esperienza nuova che ha radici antiche, quando bastava raschiare la cera per ricominciare da capo.

Forse è vero che la tecnologia è un qualcosa che bisognerebbe imparare per poi dimenticare oppure lasciare agli altri.

Originariamente pubblicato su Tevac: http://www.tevac.com/ipad-la-rivoluzione-sottile

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aprile 25th, 2011 at 1:51 pm

alberi da collezione per la biodiversità

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Biodiversità

La biodiversità è il patrimonio del pianeta, l'insieme delle diverse specie di piante, animali, habitat, ecosistemi, organismi semplici e complessi.. La sua ricchezza, la sua varietà e la sua tutela sono indispensabili alla qualità della vita sulla terra come alla qualità della vita in un ristretto ambito locale o di un determinato ecosistema..

La tutela della biodiversità è fondamentale sia per la produzione agricola che per la conservazione del patrimonio genetico delle varietà tradizionali e per la memoria storica e la salvaguardia del territorio, l'Italia poi è sempre stata un territorio ricco e vario di ecosistemi e delle specie vegetali più disparate, la vocazione agricola del territorio e le diverse culture rurali regionali e locali sono state nei secoli votate al mantenimento delle tradizioni e della biodiversità..

L'introduzione delle monocolture, l'introduzione di specie non autoctone, la globalizzazione hanno messo in pericolo la tradizione e l'identità stessa di intere comunità fino a quando non si è presa coscienza della necessità di invertire questa tendenza grazie all'opera di gruppi ed associazioni di appassionati che hanno compreso quale sia l'entità della ricchezza del nostro paese..

L'associazione Archeologia Arborea animata da Livio ed Isabella Dalla Ragione, si occupa da 25 anni del recupero e della conservazione di alberi da frutto con una ricerca svolta nei territori dell'Alta Valle del Tevere, antico crocevia tra diverse regioni.. L'obiettivo che l'associazione si era proposto era il concreto salvataggio delle specie a rischio di scomparsa, piante che avevano avuto in passato importanza nelle tradizioni agricole, alimentari e culturali del territorio..

Il risultato di questo impegno, portato avanti con passione è una ricca collezione di alberi da frutto ormai rari che ricostituiscono il patrimonio perduto della biodiversità e della tradizione contadina del centro Italia che sono stati inseriti nella azienda agricola dell'associazione a S.Lorenzo di Lerchi nei pressi di Città di Castello cuore verde dell'Umbria..

Le informazioni complete sulla storia e sulle attività dell'Associazione Archeologia Arborea si trovano sul loro sito e nel libro "Archeologia Arborea – Diario di due cercatori di piante" pubblicato da Ali&no Editrice nel 2006.

 

Sulla scorta di questa straordinaria ma solitaria esperienza ci si chiede come diffonderla e ripeterla nel nome della salvaguardia della biodiversità e della valorizzazione del territorio, moltiplicare frutteti di questo tipo sarebbe una splendida maniera di garantirci un futuro sostenibile attingendo al passato rinforzando la vocazione agricola italiana riportando alla luce e sulla tavola tutta una serie di gustosi prodotti sconosciuti ai più, una ulteriore opportunità di produzione e lavoro, di didattica e di azione concreta..

Come convertire i privati alla cultura della conservazione della biodiversità ed alla difesa del patrimonio agro-forestale al di la della passione..? Sarebbe auspicabile una seria politica di incentivi da parte di Amministrazioni Statali ed Enti Locali, specialmente da parte di questi ultimi in quanto direttamente coinvolti nella gestione del territorio insieme ai cittadini che intendono costruire realtà di questo tipo.. Sono in primis i Comuni che hanno tutto da guadagnare nel sostenere le azioni virtuose intraprese non solo dalle imprese agricole ma anche da privati ed associazioni nei confronti del proprio territorio e dovrebbero essere i Comuni ad incentivare tali attività salvo poi rientrare in progetti di più ampio respiro promossi da Province e Regioni..

Il nostro paese è fatto di piccoli Comuni, laboratori ideali di sviluppo sostenibile dove la prossimità delle istituzioni ai cittadini favorisce il dialogo e la progettualità positiva.. Adottare le piante, creare nei Comuni dei vivai da cui i cittadini possano attingere per far crescere e moltiplicare gli alberi sui propri terreni, condivisione, collaborazione e difesa del patrimonio comune quale valore aggiunto per i territorio tutto e non solo a vantaggio di pochi..

Una buona quota di biodiversità mentale può aiutarci a trovare nuovamente delle radici oggi che ne abbiamo davvero bisogno…

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luglio 1st, 2010 at 10:15 am

italiani, popolo confuso alla ricerca di modelli

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Gli italiani, si sa, non riescono a stare senza un modello da seguire ed imitare nel bene o nel male, qualcuno da cui si sentono rappresentati e rassicurati, qualcuno che sia al di sopra delle vicende dei poveri mortali perennemente alla ricerca di una identità introvabile tra quelle che la nostra società ci permette di indossare..

L’Italia non sembra essere più un luogo unitario e definito, è sempre più spezzettata e meno tangibile, sempre più vaga e meno riconoscibile ed i suoi simboli sono diversi a seconda di chi li proponga o li interpreti, ma quando sono in campo undici azzurri o sfreccia una macchina rossa si ritrovano, come per incanto, una sola voce ed una sola appartenenza perché almeno certi miti sono patrimonio di tutti..

Ci si scopre poi appassionati di vela, di curling e di golf e quando da queste nicchie sconosciute arriva un sussulto di orgoglio nazionale, tutti si precipitano a farlo proprio mentre non esiste un vero modello sociale da seguire, non appare all’orizzonte nessuno capace di guidare gli italiani sulla strada di un comune senso sociale e civile che ponga fine all’individualismo, qualcuno che faccia comprendere che il bene individuale può essere pienamente raggiunto solo nell’ambito del bene comune e che il singolo trova la sua realizzazione solo quando è parte di una comunità sana.

Gli italiani sono tanto confusi che non possono davvero starci senza un modello e allora non trovano di meglio che sposarne di negativi e irraggiungibili e scimmiottarne abitudini ed atteggiamenti convinti che furbizia, prevaricazione ed arroganza siano gli unici valori possibili in questo mondo ed allora si segue ciecamente chi li incarna al meglio..

La televisione, la politica ed il gossip forniscono modelli negativi in abbondanza, gente che fa del disprezzo delle regole il suo modo di vita alimentando la convinzione che civiltà, rispetto, onestà e correttezza siano roba da sfigati e che denaro, successo, potere e sesso si raggiungano solo camminando sopra le teste degli altri e fregandosene delle convenzioni sociali seguite solo dai pavidi e dai fessi..

Poi entra in gioco la doppia morale ed al bar si parla di “loro” che fanno quello che vogliono che rubano quello che vogliono, che se ne fregano di tutto e li si odia salvo il desiderare non la la giustizia e l’equità sociale ma l’essere come “loro”, magari imbroccando il 6 o il 5+1 ed avere finalmente i mezzi per poter apparire come “loro” perché solo così si riesce ad essere qualcuno nei confronti degli altri miserrimi mortali..

Cosa succederebbe invece se le cose si invertissero, se come modello ci fosse uno di “noi” al posto di uno di “loro”.. ? Come sarebbe il nostro paese se gli italiani seguissero qualcuno che desse il buon esempio al punto di far diventare normale la virtù e che portasse avanti l’idea che si può star bene solo in una società sana e governata da principi comuni ampiamente condivisi..? In che tipo di società ci troveremmo se qualcuno di “loro” scendesse al livello in cui siamo “noi”, si spogliasse dei suoi privilegi e delle sue impunità e fosse solo un uguale tra gli uguali..?

Come cambierebbe nella gente la percezione del potere, della politica, della società e del bene comune..?

Voglio azzardare la speranza che in presenza di persone capaci di portare avanti una politica etica ed al servizio del paese e non degli interessi di pochi, gli italiani potrebbero invertire la percezione che hanno oggi dello Stato e che li porta inevitabilmente a diffidarne ed a rifiutare per partito preso tutto quello che da questo Stato viene imposto.. Se solo lo Stato si avvicinasse sul serio ai cittadini il cambiamento potrebbe essere radicale visto che gli italiani non sono cattivi ma solo incattiviti e se solo alcuni di “loro” potessero diventare un modello la gente li seguirebbe e tutto cambierebbe subito in meglio..

Ma se “loro” sono poi in fondo la proiezione di “noi” allora il cane si morde la coda e siamo per primi “noi” a dover cambiare per essere il modello di noi stessi e capaci di esprimere per primi quei valori che andiamo reclamando dalla società perché per trovare i responsabili “non c’è che da guardarsi allo specchio”..

Pensiamoci tutte le volte prima agire, pensiamoci prima di parlare e di lamentarci, cosa facciamo tutti noi affinché il mondo sia migliore..? Si comincia dalle cose più piccole, dall’osservanza delle regole di tutti i giorni, dal dare una senso al concetto di socialità e di comunità, dal mantenere un solo binario di moralità e non due, dall’essere cittadini insieme agli altri e non non a loro discapito..

Allora non si accetteranno più i modelli negativi..

Ricerca Demos sulla percezione di identità degli italiani

Italiani a metà: un popolo diviso – Ilvo Diamanti – Repubblica.it

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Scritto da newmediologo

maggio 28th, 2010 at 4:26 pm

extracomunitario a chi..?

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Se c’è una cosa che sopporto davvero poco è l’uso e l’abuso che si fa del termine “extracomunitario”..

Extra è colui che “è fuori”, “è in più”, “non fa parte di qualcosa”, un termine “ad escludendum” che vuole sottolineare l’estraneità di qualcuno ad una comunità in genere con una accezione gravemente negativa che si radica nell’immaginario delle persone quale sinonimo di “diverso”, qualcuno di cui dover diffidare se non aver paura..

Prima toccava ai rumeni che dopo l’entrata del loro paese nella UE sono promossi pur turandosi il naso a “comunitari” nonostante nella gente permangano gli stessi sentimenti mentre ad un ghanese, un senegalese o ad un indiano viene negata la loro origine e la loro identità chiamandoli semplicemente “extracomunitari” e accomunandoli nel calderone della diversità..

Quello che mi chiedo è: ma come mai un americano, un giapponese, un canadese, uno svizzero o un australiano restano sempre quelli che sono pur essendo formalmente “extracomunitari” e di sicuro nessuno si sogna di apostrofarli come tali..?

Ci sono le prostitute extracomunitarie, poi ci sono i transessuali brasiliani o sudamericani, ma non sono extracomunitari anche loro..?

Questa differenza marchia alcune persone e non altre, spesso la stampa si preoccupa di sottolineare la nazionalità delle persone coinvolte in episodi di cronaca anche se nel ruolo di vittime ed è molto curioso che in un paese privo di identità nazionale si cerchi sempre di additare come “corpo estraneo” chi viene da fuori..

Siamo naturalmente e culturalmente portati alla divisione a partire dai condomini, dai quartieri ai comuni alle regioni per finire al nord e al sud mentre avremmo tanto di bisogno di unione in un disegno comune che ci porti da qualche parte tutti insieme..

Magari anche includendo qualche americano, un paio di brasiliani ed uno svizzero..

Tanto loro mica sono “extracomunitari”

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Scritto da newmediologo

maggio 6th, 2010 at 8:27 am

un nuovo piano di rinascita democratica

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“A volte mi chiedo cosa stiamo aspettando..”

“Che sia troppo tardi madame..”

da “Oceano Mare” di Alessandro Baricco

Nel 1982, un Gran Maestro che la sapeva lunga stilò un “Piano di rinascita democratica” che assoggettasse il paese non non già ad una dittatura bensì ad una forma di “autoritarismo legale” realizzato con il consenso espresso dell’opinione pubblica..

Per ottenere il consenso dell’opinione pubblica, questa avrebbe dovuto essere convinta attraverso i mass media asserviti al potere in maniera non plateale ma subliminale, l’informazione non avrebbe avuto solo la funzione di propagandare l’azione riformatrice del Governo ma anche quella di appiattire la coscienza sociale del paese fino a cambiare i valori fondanti della società con quelli proposti dal gruppo di potere che sarebbero stati riconosciuti quali nuovi principi sociali sui quali regolare la vita del paese..

Era già tutto scritto, tutto programmato, tutto stabilito ed ora tutto questo viene realizzato con un progetto iniziato nei lontani anni ’80 quando un oscuro palazzinaro di Milano, tale Silvio Berlusconi entrò nel nascente agone delle televisioni private con Telemilano, divenuta successivamente Canale 5 ed estesasi in un network a livello nazionale di cui sarebbero poi entrate a fare parte Rete4 e Quinta Rete diventata poi Italia 1.. Le tre reti televisive costituirono il nucleo della società di produzione multimediale Mediaset fondata da Belusconi nel 1993..

In quello stesso anno l’imprenditore sottoposto a pressioni giudiziarie e con un pesante indebitamento aziendale decide di entrare in politica fondando il movimento Forza Italia che vinse le elezioni politiche del 1994 ed è stato allora che tutto è cominciato con l’asservimento di una corazzata televisiva alla realizzazione del Piano di rinascita democratica e contemporaneamente con con l’addomesticare la televisione pubblica alla stessa funzione..

A sedici anni di distanza tutto sembra ormai compiuto, l’informazione pubblica o privata che sia verte in un’unica direzione e gli italiani vivono ormai tra una fiction ed un reality ininterrotti di cui fanno parte integrante anche i telegiornali e gli spot pubblicitari in un diabolico zapping senza uscita..

In un paese come l’Italia in cui la maggior fonte di informazione è la televisione questo ha prodotto effetti devastanti attraverso la totale omologazione delle diverse fonti di informazione, ha sostituito la logica della lottizzazione a quella del proprietario unico ed ha trasformato anche le trasmissioni di intrattenimento in modelli allineati al pensiero dominante con poche eccezioni che hanno però il limite, essendo troppo “contro”, di sortire l’effetto opposto nella maggioranza del pubblico che si riconosce nei modelli imposti dall’alto..

Anche nella carta stampata le cose risultano in gran parte compromesse con i giornali di sinistra relegati a ruoli di nicchia e quelli vicini al centro destra  proiettati ad una visibilità mai conosciuta prima e con il più grande quotidiano nazionale non schierato ma silenzioso mentre solo il quotidiano “la Repubblica” diretto da Ezio Mauro che assume una posizione precisa si nei confronti del Governo sia a difesa della libertà di informazione..

Per reagire alla lobotomizzazione di massa attuata mediante la totale occupazione dei media serve un nuovo piano di rinascita democratica ovvero il riprenderseli riprendendosi la libertà di informazione, informandosi ed informando a nostra volta..

Ma come visto che i media fanno capo ai grandi gruppi di potere a cui i cittadini non hanno accesso..? Oggi ci sono i new media a cui tutti invece hanno accesso, Internet, Blogs, YouTube, Social Networks sono le nuove armi a difesa di una informazione pluralista, libera, veritiera e corretta.. La strategia deve essere quella di correggere, smentire, confutare e controbattere tutto quello che ci viene propinato in maniera mirata dalle fonti ufficiali..

Informarsi ed informare, ragionare ed essere parte attiva della rinascita democratica perché la rassegnazione porta alla decadenza sociale, il bene individuale può essere raggiunto solo nell’ambito del bene collettivo e la responsabilità collettiva altro non è che la somma delle responsabilità individuali..

Deve essere compito di tutti noi essere new media per contrastare l’opera di chi ci vuole acquiescenti ed omologati ad una visione unica basata sul sapere poco e male che rende impossibile il formarsi una opinione libera e consapevole che sarebbe destabilizzante nei confronti del sistema attuale che ci vede comunque tutti scontenti..

I cittadini devono tornare ad essere protagonisti del cambiamento perché la democrazia è il governo del popolo ed è il popolo che deve smettere di essere massa passiva e lobotomizzata essendo vivo e propositivo ritrovando la propria unione su tematiche comuni al di la di visioni partitiche o schieramenti politici visto che gli obiettivi di fondo sono comunque condivisi da tutti..

E’ ora di ritrovarsi insieme perché il tempo stringe ed il futuro è adesso e senza una libera informazione non saremo noi a decidere del futuro nostro e di quello dei nostri figli nel nostro paese.. Cosa stiamo aspettando..?

Forse che sia troppo tardi..?

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Magazine Valigia BLU #3

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Il terzo numero del Magazine Valigia BLU per la dignità dei giornalisti ed il rispetto dei cittadini con un articolo di Valeria Palumbo – l’Europeo

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aprile 30th, 2010 at 9:07 am

Magazine Valigia BLU #2

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aprile 29th, 2010 at 4:28 pm

Saviano racconta Saviano

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Roberto Saviano racconta se stesso su Current TV

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aprile 28th, 2010 at 7:02 pm

Energie Rinnovabili.. Rinnoviamo gli incentivi

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La politica degli Incentivi per le Energie Rinnovabili è una grandissima opportunità per questo paese ed una delle poche cose intelligenti che siano state portate a termine..

Investire in un impianto di Energia Rinnovabile vuol dire ridurre i costi di approvvigionamento energetico ma vuol dire anche in forma più estesa creare un reddito per il futuro favorendo la nuova imprenditoria verde dalla piccola alla grande dimensione.

Un investimento sicuro che non conoscerà crisi o fluttuazioni di mercato rimanendo stabile nel tempo perché garantito dallo Stato e necessario alla sussistenza de paese ed alla sua indipendenza energetica.

l’attuale regime di incentivi del Gestore Servizi Elettrici rimarrà in vigore solo alla fine del 2010 e non è dato sapere cosa succederà dopo tale data.

Questa situazione di incertezza frena gli investimenti delle aziende, non offre prospettive sufficienti a chi intende provvedere alla propria autonomia energetica e non favorisce l’occupazione in un settore che qui come in altri paesi è in rapida crescita.

E’ necessario promuovere una campagna di sensibilizzazione nazionale e di pressione civile sulla politica e sulle amministrazioni locali affinché il regime degli incentivi venga prolungato a condizioni certe ed allo stesso tempo non ci siano condizioni aggravanti, vincoli e burocrazia che frenino lo sviluppo del settore.

Se per una volta in Italia esistono delle prospettive concrete di sviluppo è fondamentale che non vengano perdute visto che il futuro del paese, dell’ambiente e di tante persone ed imprese possono dipendere da giuste scelte da effettuarsi in sede politica e amministrativa.

Chiedo pertanto a quante più persone possibile di attivarsi a livello locale e sociale per ottenere una chiara posizione da parte del Governo, degli organi preposti e delle amministrazioni locali.

E’ una questione cruciale che non può passare sotto silenzio e che non può essere sostituita da incentivi fasulli e propagandistici su motorini e lavatrici ma che dispiegherà i suoi effetti a lungo termine e che risolverà molti problemi e garantirà al paese una serie di benefici sostanziali sulla qualità della vita e sulle prospettive future..

Chiediamo una maggiore attenzione, una minore burocrazia e maggiori certezze per il settore..

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Election Day

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E’ l’unica maniera che ci resta per esprimerci, il solo diritto che ci resta e che ci consente di scegliere da chi essere amministrati visto che non ci viene più consentito di indicare da chi essere governati..

Regioni, Comuni e Province non sono una scelta politica ma enti che si occupano della vita di tutti i giorni di noi cittadini, dalle buche per le strade alla nostra salute, dalla mobilità all’energia ed a tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana..

Ci hanno voluto impedire di sapere cosa i candidati amministratori hanno in serbo per noi imbavagliando l’informazione per trasformare una consultazione amministrativa in un confronto politico ed un referendum sull’operato del governo ma non è responsabilità del governo se l’autobus non passa o se devi aspettare mesi per effettuare analisi cliniche..

Non cadete in questa trappola, andate a votare per cambiare in meglio la vostra vita e nel farlo non premiate chi ha cercato di impedirvelo  con false argomentazioni..

La Libertà non è uno slogan ma una prospettiva..

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Scritto da newmediologo

marzo 28th, 2010 at 5:55 pm